Quante volte abbiamo sentito i clienti richiederci un bravo traduttore.  L’immagine che si ha del traduttore è vicina a quella del bravo compagno di scuola che sapeva fare bene gli esercizi di matematica o la traduzione, appunto, di latino. Una sorta di amanuense o di compilatore che macina pagine e pagine di testi al giorno semplicemente traslando le parole da una lingua all’altra.

Se così fosse, il mondo si troverebbe in difficoltà ancora maggiori rispetto a quelle in cui si trova a causa della comunicazione: perché è di questo che si parla quando si coinvolge un traduttore nella propria attività lavorativa.

Il bravo traduttore -Opitrad

Tradurre significa cogliere il significato di un concetto in una lingua e saperlo comunicare, ossia tradurre, in un’altra lingua. Non siamo qui per fare appunto l’alunno pedante di cui si parlava prima, ma sottolineerei ancora una volta che tradurre deriva dal latino trans – ducere ovvero condurre oltre, al di là.

Ciò significa che il nostro bravo traduttore deve fare molto di più che trovare una pura corrispondenza in sequenza lineare tra le parole, questo è quello che fanno certi traduttori automatici (e anche di questo argomento parleremo presto sfatando un po’ di miti).

Quali sono le 5 caratteristiche del bravo traduttore?

  1. La curiosità

Il nostro bravo traduttore deve essere prima di tutto una persona curiosa, assetata di sapere, che legge, studia, si informa, si aggiorna su tutti gli argomenti e ha una profonda cultura a monte che gli permette di spaziare tra i vari argomenti con cognizione e competenza e con gli strumenti educativi necessari per continuare ad imparare. Per il nostro bravo traduttore il lifelong learning, ossia la formazione continua per tutta la vita non è una parola spesa a vuoto.

  1. La conoscenza del settore in cui deve operare

Non è però un tuttologo: specializzazione è la parola chiave. La conoscenza del settore o dei settori in cui opera è fondamentale, perché deve comunicare in un’altra lingua i concetti espressi nel testo di partenza, conoscendo le sfumature, il contesto, il registro e la percezione che di questo concetto si ha nella cultura della lingua di partenza e in quella della lingua di arrivo. Faccio un esempio banale: poniamo che io stia traducendo una brochure turistica su un hotel e debba invitare i miei clienti italiani ad un momento di relax nella nostra caffetteria a bere un buon caffè; se sto parlando ad un pubblico inglese, lo inviterò a prendere un tè, mentre se il pubblico è uruguayano o argentino, il caffè e il tè diventeranno una bella tazza di mate.

  1. La capacità di scrivere in modo corretto e fluente nella propria lingua madre

Sapere poi scrivere bene nella propria lingua è un must irrinunciabile.  Come tutti sanno, o forse no, il bravo traduttore traduce SEMPRE e SOLO da una lingua straniera alla propria lingua madre, di cui deve avere una padronanza altissima e ineccepibile dal punto di vista ortografico, fonetico, lessicale, grammaticale, sintattico e qui mi fermo perché potrei confondere le idee a qualcuno (sì la linguistica è una scienza come quelle matematiche e come tale ha degli aspetti tecnici molto complessi).

  1. La velocità di sintesi

La penultima parola magica è velocità: “inutile dire che questa traduzione è urgente” è la frase che riecheggia nelle nostre orecchie ogni giorno per tutto il giorno. La velocità di lettura, comprensione e produzione del testo in una nuova lingua è un processo complesso che richiede spesso di essere effettuato in velocità.  Ma non si tratta di inforcare una bicicletta per fare prima.  La parola velocità nel nostro caso è sinonimo di sintesi: è la capacità di saper leggere e rielaborare i concetti di un testo rapidamente, sintetizzarli, trovare il concetto corrispondente nell’altra lingua e riprodurlo secondo i parametri culturali, tecnici e sintattico-lessicali della lingua e del paese di arrivo (anche tra lingua e paese c’è una distinzione da fare perché l’inglese è parlato in gran Bretagna, Irlanda, Australia, India, Stati uniti, ecc. stessa lingua e culture profondamente diverse).

  1. La flessibilità (orari ecc.)

Ed infine il bravo traduttore deve fare i conti con la flessibilità: non c’è giorno né notte, Natale o Ferragosto, domenica o lunedì.  La testa è sempre al lavoro, il pensiero fisso su quella parola che non riesco a rendere nel modo giusto anche se ce l’ho sulla punta della lingua, alla scadenza di consegna da rispettare come punto d’onore e con un testo ineccepibile.

Sì perché, diciamolo, c’è ancora una qualità del nostro traduttore, che per altri a volte è un difetto, ma in questo caso di certo non lo è, che fa di lui un grande professionista: il bravo traduttore è un perfezionista.

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