La traduzione dei termini usati nella moda è un esercizio di eleganza

Alcuni lettori diranno che sembra ovvio e altri (cosa ben più grave) che è esagerato, ma io lo dico lo stesso perché lo sperimento tutti i giorni lavorando: l’uso esclusivo del dizionario non è sufficiente, infatti la traduzione dei termini usati nella moda è soprattutto un fatto stilistico. E aggiungo: anche sociale. Il modo migliore per evitare queste sviste è familiarizzare con il linguaggio del settore Fashion, ma non basta. Bisogna anche assorbire la cultura delle popolazioni che hanno creato quel medesimo lessico: per quanto riguarda la nostra professione, si tratta in special modo delle lingue francese e inglese.

Questa prima riflessione di inquadramento si potrebbe dimostrare provando a tradurre dall’italiano all’inglese tre parolette, che sono via via sempre più significative e sempre meno “ovvie” da rendere in modo letterale: è infatti noto che equilibrio si deve tradurre con balance, che nell’ambito della moda è meglio usare il termine stretch per esprimere la sensazione di un tessuto – o addirittura di un look – elastico e che completo (inteso come insieme abbinato di abiti) non si traduce affatto con complete bensì con outfit.

La traduzione dei termini usati nella moda è cultura

Glossario moda - opitradNoi traduttori sappiamo che polka-dot significa a pois, mentre chequered vuol dire a quadretti e che la dicitura “a spina di pesce” va tradotta con herringbone. La resa corretta di tutti questi termini sartoriali ci dimostra che le traduzioni in area Fashion sono, esse stesse, un’opera di autentica sartoria.

Tradurre i termini usati nella moda significa in primis comprendere una cultura: possiamo essere bravi, rapidi e furbi quanto vogliamo… ma la prima volta che ci troveremo davanti al dilemma “haircut o hairstyle?” comprenderemo che la semplice apertura di un dizionario (per quanto ottimo) non potrà mai cavarci dagli impicci.

Per dimostrare che la traduzione dei termini usati nella moda non è un semplice esercizio di abilità nell’uso dei dizionari, proviamo ad analizzare insieme 4 esempi:

  1. Voglio tradurre in inglese cashmere?
    Non è vero che ho già fatto tutto perché il termine “straniero” è già lì, potevo dire: paisley.
  2. Voglio tradurre il concetto di lucidità?
    Non mi fermo a bright e oso un glossy, che mi avvicinerà al mercato-cugino del Beauty.
  3. Voglio dire che questo capo d’abbigliamento è su misura e che sta bene?
    Qui non posso sfogliare il dizionario perdendo secoli alle voci “misura” e “stare/essere”… devo saper scegliere tra to fit (è un capo che va a pennello) e to suit (è un capo in armonia con chi lo porta).
  4. Voglio dire che il mio vestito ha partecipato a una sfilata?
    Stesso discorso di prima: anziché lambiccarmi su come si traduce “sfilare”, posso aggiustare la frase dicendo che è apparso su una catwalk, ovvero una passerella.

Opitrad e la traduzione dei termini usati nella moda

Anche la traduzione in ambito Fashion può essere un’operazione molto creativa e divertente. Ogni anno Opitrad “rielabora” migliaia di parole traducendo contenuti in inglese per i settori dell’abbigliamento, delle calzature e degli accessori: sia adattando testi rivolti ai buyer, sia attraverso contenuti più “classici” come le newsletter o le press release (senza dimenticare i blogpost) che si rivolgono al pubblico dei giornalisti.

In tutti questi casi ho potuto sperimentare concretamente che le traduzioni per il settore della Moda possono essere davvero molto… erratic 🙂

Tradurre la moda: quando il glossario è sinonimo di stile ultima modifica: 2015-06-12T18:23:24+02:00 da Annalisa Occhipinti